Poche ore di viaggio e le colline della Selva Turingia erano già uno sbiadito riflesso nel grigio cupo del cielo alle mie spalle. Avevo da poco superato la fortezza di Coburgo, diretto alla locanda del borgo di Ebern. Ancora due giorni di marcia, tre al massimo, lungo le valli boscose che l’Alta Franconia cominciava a spalancare di fronte a me. Una strada larga, normalmente affollata da carri di mercanti tra l’Itz e il Meno. Quella sera a Ebern, il giorno dopo a Forscheim, per evitare gli sguardi indiscreti di Bamberga, poi Norimberga e Bibra finalmente.
Per la prima volta ho sentito di potercela fare .Questa fatica, che torna ad addentarmi, l’avevo scordata, annullata dalla forza di chi si arrampica oltre l’orlo della disfatta.
Per prima cosa è importante fare attenzione alle connotazioni teologiche dell’espressione “divenire uomo”. La posta in gioco in questo tentativo onto-antopologico è di poco inferiore a quella con cui aveva a che fare il mito, quando riteneva che dio avesse creato Adamo a sua immagine, e aggiungeva poi che dio stesso si sarebbe incarnato in un momento successivo in un uomo. Le affermazioni religiose danno un’idea dell’altezza del compito: “l’uomo” deve essere pensato in un modo così alto, che solo ciò che corrisponde a quello che la tradizione chiamava dio, è sufficiente a esprimere la sua condizione. L’operazione che era stata attribuita a un creatore e protettore divino, deve venir assunta ora da un meccanismo che de-animalizza l’animale e lo rende così mostruoso da trasformarlo in quell’esistente che si trova nella Lichtung. Heidegger ha ammesso almeno indirettamente la legittimità di un tale presupposto quando, nella sua Lettera sull”umansimo”, scrisse:
Probabilmente per noi, fra tutti gli enti, l’essere-vivente è il più difficile da pensare, perché da un lato è quello che in un certo modo ci è più affine, e dall’altro è a un tempo separato da un abisso della nostra essenza e-sistente. Potrebbe invece sembrare che l’essenza del divino ci sia più vicina di quanto non lo sia l’estraneità degli esseri-viventi, più vicina in una lontananza essenziale che, come lontananza, è più familiare alla nostra essenza esistente di quanto non lo sia la parentela fisica con l’animale, la cui insondabilità è appena immaginabile.
Inno a Iside
Perché io sono la prima e l’ ultima
Io sono la venerata e la disprezzata,
Io sono la prostituta e la santa,
Io sono la sposa e la vergine,
Io sono la madre e la figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono la donna sposata e la nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono la consolazione dei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,
Io sono la Madre di mio padre,
Io sono la sorella di mio marito,
Ed egli è il mio figliolo respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica.
Aretalogia Isiaca, da un rotolo ritrovato nella biblioteca coopta di Nag Hammadi, data incerta.
Capricorno
La virtù dell’anima, invece, è la conoscenza. Chi conosce, infatti, è sia buono sia pio, ed è già divino. E che tipo di uomo è questo, padre mio? Quello che non parla molto, e che non ascolta molto. Infatti, chi perde tempo a fare e ad ascoltare chiacchiere, figliolo, combatte con le ombre.
Ermete Trismegisto, Corpus Hermeticum, “La Chiave”, trattato X, 9.
Vergine
Le formiche camminano
sul mio cuore,
non credere che sia morto
è ben vivo,
per questo le formiche ci camminano
è vivo per te.
Carlo Bordini, I costruttori di vulcani
Pesci
Ciò che chiamo profondità non è niente, oppure è la mia partecipazione a un Essere senza limiti, e innanzitutto all’Essere dello spazio, al di là di ogni punto di vista. Le cose sconfinano le une nelle alte perché sono l’una fuori dall’altre.
Maurice Merleau-Ponty, l’occhio e lo spirito
Scorpione
« Conosci qualche storia? » gli chiese un giorno Thelma
« Conosco la storia del lupo » rispose Bruce.
« Il lupo e la nonna? »
« No » disse. « Il lupo bianco e nero. Stava arrampicato su un albero e si lasciava in continuazione cadere sugli animali del fattore. Finché un giorno il fattore radunò tutti i suoi figli e tutti gli amici dei suoi figli, perché restassero lì tutti in attesa che il lupo bianco e nero balzasse giù dall’albero. Alla fine il lupo si lanciò su un animale dalla pelliccia bruna e rognosa, così che tutti gli forarono a fucilate quel bel mantello bianco e nero »
« Oh » disse Thelma, « Questa è una cosa troppo cattiva »
« Ma loro salvarono la pelliccia » continuò. « Scuoiarono il grande lupo bianco e neo che balzava giù dall’albero e conservarono quella bellissima pelliccia, affinché quelli che sarebbero venuti dopo potessero vedere quali erano state le sue fattezze e meravigliarsi della sua forza e della sua grandezza. E le generazioni successive, difatti, parlarono molto di lui, e narrarono molte storie sul suo valore e sulla sua fierezza, e piansero per la sua scomparsa »
« Perché gli spararono? »
« Dovettero farlo » rispose. « non si può fare altrimenti con un lupo così. »
« Conosci altre storie? Migliori? »
«No » rispose « questa è l’unica storia che conosco ».
Philip. K. Dick, un oscuro scrutare
Leone
C’è stato tempo in tutto questo tempo. Non puoi uccidere il tempo col cuore. Tutto richiede tempo. Le api si devono muovere rapidissime per restare immobili. Ehi ragazzino fa lui Hei ragazzino tutto bene. Sulla lingua ti sbocciano fiori di metallo. Non c’è più tempo per pensare. Ora che c’è tempo non hai tempo.
Ehi.
David Foster Wallace, Per sempre lassù, in Brevi interviste con uomini schifosi
Bilancia
Sono su Marte.
In un luogo senza orologi, senza stagioni, senza clessidre dove intrappolare la sabbia rosa.
Sotto di me, nella sabbia, si nasconde la forma segreta della mia creazione, sepolta nel futuro della sabbia.
Mi levo nell’aria rarefatta.
Sono pronto a iniziare.
Un mondo cresce intorno a me. Gli sto dando forma io o i suoi contorni stabiliti guidano la mia mano?
Nel 1945 le bombe cadono in Giappone, gli ingranaggi cadono su Brooklyn, semi del futuro, sparsi a caso…
Senza di me, le cose sarebbero state diverse. Se il ciccione non avesse calpestato l’orologio, se non l’avessi lasciato nella camera dei test…
è colpa mia quindi? o del ciccione? o di mio padre, per aver scelto la mia carriera?
Chi è il responsabile?
Chi crea il mondo?
Forse il mondo non viene creato. Forse niente lo è. Semplicemente è, è stato, sarà…
Un orologio senza orologiaio.
Sono su un balcone di sabbia rosa, trasformatasi in vetro. Brilla nel sole del mattino vecchio di dieci minuti.
La luce di due ora fa sta per raggiungere Plutone.
Se avessero telescopi abbastanza potenti potrebbero vedermi; la fotografia nella mia mano he cade…
Che giace ai miei piedi nella sabbia.
Sono in piedi su una scala anti-incendio, nel 1945, cerco di fermare mio padre, di prendergli gli ingranaggi e le molle, di rimetterli insieme.
Ma è troppo tardi, lo è sempre stato, lo sarà sempre.
Sopra le montagne Nodus Gordii, gioielli di un meccanismo privo di artefice, le prime meteoriti iniziano a cadere.
Moore & Gibson, Watchmen
Cancro
Ma sappiamo d’altra parte che ogni vera individualità nasce e si sviluppa in contrasto alle esigenze dell’ambiente, si afferma unicamente in un mondo deserto, nella oscura notte dell’anima: più forte è la pressione, più solida diventa la materia che vi si oppone.
Roberto Bazlen, Scritti
Toro
« Senti, non so cosa sta succedendo », dissi, riprendendo fiato. « Neanche a me piace il modo in cui mi sto comportando. Non so cosa mi succede. Non voglio mandarti affanculo. Ma devi capire che adesso nella mia vita mia sembra tutto diverso. Ho una voglia disperata di capire se ti piaccio o no. E lo so che sembro un idiota a dire così. Se vuoi ti lascio in pace, lo faccio, ma certe volte… certe volte incontri una persona e capisci che tutto quello che hai fatto finora, tutto quello che è stata la tua vita fino a questo momento, dev’essere stato giusto… non può essere stato troppo brutto o troppo sbagliato, se ti ha portato a incontrare questa persona. E tu per me sei questa persona. Vuoi che me ne vada? »
« No », disse lei.
« Cosa vuoi che faccia? », le chiesi. Restammo in silenzio. Lei stava guardando verso la strada, con gli occhi che guizzavano di qua e di là, come se stesse parlando fra sé. Mi sembrava di pesare diecimila tonnellate.
Ethan Hawke, L’amore giovane
Gemelli
Egli spiegò anche questo. Parlando, pensava che ora andava a un convegno e non un’anima viva lo sapeva, e probabilmente non l’avrebbe saputo mai. Egli aveva due vite: una palese, che tutti coloro cui essa interessava vedevano e sapevano, piena di verità convenzionale e di convenzionale menzogna, in tutto simile alla vita dei suoi conoscenti ed amici, e un’altra che scorreva segretamente. E per un certo strano concorso di circostanze, forse casuale, tutto ciò che per lui era importante, interessante, necessario, in cui egli era sincero e non ingannava se stesso, ciò che costituiva il nocciolo della sua vita, si svolgeva di nascosto dagli altri; invece tutto ciò che in lui era menzogna, involucro in cui si nascondeva, per celare la verità, come, per esempio, il suo servizio in banca, le discussioni al circolo, la sua razza inferiore, l’andar con la moglie alla celebrazione degli anniversari, tutto ciò era bene in vista. E da se stesso giudicava gli altri, non credeva a quel che vedeva e supponeva sempre che in ciascun uomo, sotto il velame del segreto, come sotto il velo della notte, scorresse la sua vita più vera e più interessante. Ogni esistenza personale si mantiene nel mistero, e forse in parte per questo l’uomo civile si dà così nervosamente da fare perché sia rispettato il segreto personale.
Anton Cechov, La signora col cagnolino